Il governatore della BCE, Mario Draghi, rimanda a settembre i dettagli sulla linea che intraprenderà la Banca Centrale europea

Analisti ed investitori alla finestra

 

Per quanti attendevano di scoprire la direzione che intende assumere la Banca Centrale Europea, in tema di politica monetaria, l’appuntamento di  Jackson Hole non si è rivelato esaustivo.

 

Il presidente della BCE Mario Draghi, attesissimo al simposio di Jackson Hole, in Wyoming, il classico appuntamento annuale organizzato dalla  Federal Reserve, non ha scoperto le carte e ora il momento della verità è rinviato a settembre.

 

L’occasione propizia per apprendere di più sull’argomento sarà il Consiglio di politica monetaria previsto per il 6 e 7 settembre. Solo in quell’ambito il numero uno della BCE svelerà la linea della Banca Centrale comunicando le scelte che l’Istituto prevede di compiere ad esempio in tema di bond.

Attualmente l’Istituto é impegnato in un programma di acquisto bond al ritmo di 60 miliardi al mese e non è dato di sapere se é prevista una politica di riduzione, anche a fronte della scarsa presenza di titoli fra cui spiccano soprattutto quelli tedeschi.

Quel che è certo, come ha evidenziato più volte Draghi, é che il ‘programma bond’ vanta la flessibilità necessaria per gestire la situazione.

Il programma di acquisizione dei bond prima o poi dovrà interrompersi, e a pagarne le conseguenze potrebbero essere i Paesi che hanno un bilancio poco sicuro, indebolito da anni di crisi, e da una crescita poco proficua ma soprattutto dalla mancanza di riforme strutturali. Per questi Paesi tutto risulterà più difficile.

 

In tema di politica monetaria europea restano ancora diversi interrogativi da sciogliere soprattutto in fatto di tassi, che potrebbero restare all’attuale livello.

Quel che già sembra essere emerso in questi ultimi mesi è l’equilibrio assunto dalla crescita economica, per cui non dovrebbe porsi il problema di un orientamento verso il basso.

 

Al simposio di  Jackson Hole, che ogni anno chiama a raccolta i vertici dei principali Istituti bancari centrali, ma anche un gruppo cospicuo di analisti finanziari ed esperti di settore, l’attesa era forte e tangibile soprattutto in vista degli interventi di Mario Draghi e della governatrice della  Federal Reserve, Janet Yellen, volti a chiarire gli intenti dei due istituti centrali.

 

Rispondendo alle tante domande degli economisti, Mario Draghi ha sottolineato come la politica intrapresa dall’Istituto centrale europeo definita, e non a torto, ‘ultra-accomodante‘ abbia dato e stia ancora dando riscontri decisamente positivi.

Prova ne è che la ripresa economica nell’area euro, attraverso un percorso in crescita, sembra essersi consolidata.

Quel che è certo, ha sottolineato Draghi, é che la ripresa in Europa non deve far abbassare la guardia sull’inflazione.

La politica dell’ “allentamento quantitativo” ha funzionato alla perfezione in Europa, ma soprattutto in un panorama che vede la crescita globale ed il rafforzamento dell’economia un po’ a tutte le latitudini.

 

”La ripresa economica globale si sta rafforzando – ha tenuto a sottolineare Draghi a  Jackson Hole secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg-.

In realtà quali gli Stati Uniti il processo é addirittura visibile da alcuni anni, in altre aree come l’Europa e il Giappone é soltanto alle fasi iniziali, ma senza un potenziale di crescita più forte, la ripresa ciclica a cui stiamo assistendo convergerà in tassi di crescita più bassi”.

 

In questi ultimi tre decenni i mercati si sono posti in una condizione di ampia apertura, ma qual’è il loro futuro, come potrebbero cambiare le cose e inoltre questa situazione si sta avvicinando ad una fase conclusiva?

Mario Draghi si è dilungato a parlare proprio di questo, ponendo interrogativi precisi, che hanno permesso un confronto importante fra i presenti al simposio.

Il numero 1 della BCE ha scelto di addentrarsi fra le pieghe di un tema come quello dei regimi regolatori.

 

La crisi – ha ricordato Draghi –  ha inevitabilmente innescato l’aumento delle barriere commerciali, che da una percentuale dell’1%, nei primi anni del nuovo millennio, ha visto una risalita sino al 2,5%, accelerando una forte tendenza alla difesa.

 

”Quando la politica monetaria é accomodante, regole permissive possono porre rischi di squilibri finanziari” – sottolinea Draghi secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg -. Un regime regolatorio forte come quello che abbiamo ora ha consentito alle economie di sopportare un lungo periodo di tassi bassi, senza effetti collaterali sulla stabilità finanziaria. Non é mai un buon momento per regole permissive, e ci sono alcuni momenti in cui risultano decisamente inopportune”.

 

Draghi lancia un monito ben preciso chiedendo alle autorità di regolamentazione di prestare la massima attenzione nel ridare fiato a scelte che hanno innescato la crisi.

Il protezionismo potrebbe trasformarsi in un rischio deflagrante, un grosso limite per la crescita economica mondiale.

La minaccia ad un mercato che non può più contare sull’apertura degli scambi commerciali rischia di far compiere un passo indietro.

A fronte di questa minaccia Draghi ha sostenuto con decisione che le politiche adeguate, in grado di dare risposte precise, devono diventare una componente essenziale nel pacchetto di proposte che portano alla crescita dell’economia globale.

 

Per analisti ed investitori  le parole di Draghi, ma soprattutto l’imminente appuntamento di settembre della Banca Centrale, rappresentano momenti determinanti per intuire l’evoluzione del mercato e la tendenza delle valute.

 

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A Jackson Hole ad esprimersi sul fronte americano ha pensato la governatrice della  Federal Reserve Janet Yellen, dimostrando di essere in netto disaccordo con il pensiero del neo presidente Donald Trump e del Congresso, che chiedono a gran voce di allentare le regole.

La  Yellen ha difeso a spada tratta le scelte della banca centrale americana, sottolineando che le riforme messe a punto in questi ultimi anni hanno dato sicurezza al sistema finanziario, senza per questo frapporsi alla crescita e rendendo possibile la concessione di prestiti.

 

Il numero 1 della Federal Reserve ha ricordato alla platea di  Jackson Hole gli effetti nefasti della crisi del 2008, sottolineando di non lasciar cadere nel dimenticatoio i motivi che hanno portato agli eventi ma soprattutto la mole di danni causati.

La sicurezza che non ci si ritrovi a fare i conti con un periodo di quella portata purtroppo non esiste, nessun paese risulta immune, ma è determinante agire con oculatezza e con politiche adeguate per scongiurare pericoli di tale portata.

 

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