Che cosa non si farebbe per un minimo di visibilità via web.
Cronaca di una campagna politico-referendaria ai tempi di internet.
Proprio perché la battaglia sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre si sta facendo sempre più serrata, internet si sta dimostrando il campo più minato della storia.

Bastaunsì.it: il sito del comitato a favore della riforma costituzionale è stato vittima di un attacco hacker.

Bastaunsi.it sta portando avanti, come indica chiaramente il nome, la campagna dei comitati per il Sì al prossimo referendum costituzionale, analizzando pezzo per pezzo la riforma approvata dal Parlamento lo scorso aprile.

Sullo stesso esempio di Bastaunsi.it anche il fronte del No si è organizzato con diversi siti internet per avvalorare le ragioni dei contrari alla riforma.

Ma la battaglia si fa sempre più tecnologica.

Il primo esempio riguarda l’indirizzo non istituzionale di referendum costituzionale: se si digita referendumcostituzionale.com si viene reindirizzati in automatico sul sito di Beppe Grillo.

Oppure lo scherzetto fatto dal sindaco di Capoliveri sull’Isola d’Elba che accortosi del refuso contenuto nella lettera che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha inviato agli elettori esteri, ha reindirizzato il sito bastausi al Comitato del No, il sito di Costituzione Bene Comune creato dalla Fondazione della Libertà di Altero Matteoli.

Una manovra assolutamente corretta perché è stato comprato il dominio ed è stato effettuato semplicemente un reindirizzamento, ma che la dice lunga sul potere di internet.

Un tempo infatti c’era la guerra fredda, si parlava dei mezzi di comunicazione usando l’espressione quarto potere, poi arrivò il momento della televisione e del potere della comunicazione.

Oggi è sicuramente l’era di internet. Chi riesce a controllare l’etere e i social si aggiudica una enorme fetta di consenso popolare. Basta mandare in linea una notizia che subito diventa “virale”, come si dice in gergo, assumendo anche caratteristiche veritiere.

Il problema è che a volte nel tranello delle false notizie ci cascano anche quelli che in gergo vengono chiamati gli addetti ai lavori.

Sì perché internet ha introdotto la velocità della notizia e a volte per la fretta di inserirla e non rimanere indietro, anche i giornali online commettono l’errore di non verificare la sua veridicità.

Bufale, sviste e notizie false

I giornali online che pubblicarono la notizia (falsa) della legge Isis anti gatto, commisero l’errore di non verificare la fonte: se lo avessero fatto avrebbero scoperto che questa arrivava dal sito arabo Al Sumarìa già noto per aver diffuso diverse bufale.

Nel Califfato infatti non era partito nessuno sterminio di gattini, eppure tutti i giornali online italiani, anche i più autorevoli come Repubblica, Corriere e La Stampa, si affrettarono a ribattere la notizia.

Stesso tam-tam si verificò per la notizia di un fantomatico nuovo regolamento della Camera dei Deputati che vietava la riprese dei deputati fannulloni.

Non solo non era stata approvata una norma che vietava le riprese dei deputati oziosi, ma non esisteva proprio un “nuovo” regolamento di Montecitorio.

In tutti questi casi si tratta in un certo senso di “sviste” di mancanza di professionalità, quella professionalità che dovrebbe spingere tutti gli operatori nel campo dell’informazione a verificare la fonte della notizia, la sua veridicità.

Veridicità che ciascuno di noi dovrebbe verificare nel caso di notizie diffuse tramite social network.

Bastaunsì e le bufale sul Referendum costituzionale

Non siamo per la teoria del complotto, ossia tra coloro che sostengono che il sito Bastaunsì.it sia stato soggetto ad un attacco hacker perché smontava le bufale riguardo il Referendum costituzionale, ma alcune notizie infondate che circolavano sui social network sono state effettivamente chiarite, prima fra tutte quella della fantomatica norma segreta del nuovo articolo 117.

L’articolo 117 della Costituzione e le norme “segrete”

Sui social network, ad esempio, gira un messaggio che mette in guardia da una fantomatica norma segreta che in caso di vittoria del Sì ci costringerebbe a stare agli ordini dell’Unione europea.

Basta allora prendere il testo della riforma costituzionale per chiarire qualsiasi dubbio.

Il vecchio articolo 117, ossia quello attualmente in vigore recita:

«La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali».

L’articolo 117 come modificato dall’articolo 31 della riforma Boschi riporta:

«La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali».

L’aggiunta del testo “dell’Unione europea” non è altro che un cambio di denominazione dalla vecchia Comunità europea ad Unione europea come stabilito dal Trattato di Lisbona del 2007.

La campagna di Bastansì per una conoscenza della riforma

L’esempio della norma segreta contenuta nel nuovo articolo 117 della riforma costituzionale rappresenta uno solo degli esempi di notizie poco attinenti alla realtà che il sito Bastaunsi.it sta cercando di chiarire.

Un Senato di nominati adesso o con la riforma?

Un altro passaggio controverso, ad esempio è quello riguardante il nuovo Senato.

Per il fronte del No si tratterà di un Senato di nominati, perché ad indicarli saranno i vari consigli regionali.

Attualmente i senatori sono 315 e sono eletti con una legge elettorale che prevede le liste bloccate, vale a dire i nomi contenuti in ciascuna di esse sono indicati dai partiti, l’elettore può solo votare la lista.

La riforma costituzionale prevede che il Senato sarà composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che potranno essere nominati dal Presidente della Repubblica.

Questi saranno scelti dai vari consigli regionali. La legge regionale attualmente in vigore prevede l’indicazione del consigliere regionale scrivendo nome e cognome sulla scheda elettorale.

Di conseguenza i rappresentanti territoriali che andranno a sedere sugli scranni di Palazzo Madama saranno indirettamente indicati dai cittadini.

In pratica si tratta di una elezione indiretta come quella che si verifica negli Usa per l’elezione del presidente degli Stati Uniti.

I nuovi senatori e l’immunità parlamentare

Un’altra critica mossa al testo della riforma costituzionale riguarda l’immunità parlamentare che verrebbe estesa ai consiglieri regionali e ai sindaci, molti dei quali sono coinvolti in inchieste giudiziarie.

Molti critici nei confronti della riforma sostengono che il nuovo Senato verrà usato come refugium peccatorum da tanti membri delle assemblee regionali magari già sottoposti ad indagini.

La riforma costituzionale però prevede che i senatori saranno scelti dalle assemblee regionali sulla base di indicazioni che saranno fornite dagli elettori nel corso delle stesse elezioni regionali.

Soprattutto la riforma non tocca assolutamente l’articolo 68 della Costituzione che nel corso degli anni è stato oggetto di tante revisioni ma non viene intaccato da questa.

Il sito bastaunsi.it è stato ripristinato e il bello della democrazia è proprio quello di avere una informazione pluralista, soprattutto su internet, senza necessariamente dover ricorrere ad escamotage come il reindirizzamento o l’oscuramento di chi la pensa diversamente.

About The Author

Giornalista professionista dal 1999, ha scritto per il primo quotidiano giuridico on line (DirittoeGiustizia.it, Giuffré editore), per il quale è stata cronista parlamentare. Si è occupata di lavori parlamentari e giustizia, quindi di comunicazione istituzionale lavorando alla Presidenza del Consiglio, Dipartimento per gli Affari regionali e al Dipartimento per i Rapporti col Parlamento. Ha collaborato con il gruppo Sole 24ore, ha lavorato per giornali on line e ha curato la comunicazione per associazioni forensi. Continua a fare attività come educatrice scout.

Leave a Reply

Your email address will not be published.