Referendum costituzionale: in questi ultimi giorni di infuocata campagna elettorale, sono in molti a tirare per la giacca personaggi famosi e accademici viventi e non, come il famoso politico e avvocato Pietro Calamandrei.

Prima di coinvolgere nel dibattito anche i padri costituzionalisti oramai scomparsi, però, faremmo meglio a leggere il testo della riforma.

Sì perché a quanto pare a decidere il futuro del Paese non solo potrebbero essere pochi cittadini, ma soprattutto chi andrà alle urne il prossimo 4 dicembre forse non avrà una conoscenza approfondita del testo.

Il dato più eclatante che emerge in questi ultimi giorni di sondaggi politico elettorali è che solo il 20% degli italiani afferma di conoscere il testo della riforma.

Questo almeno è quanto è stato riportato dal sondaggio svolto dall’istituto Tecnè secondo il quale solo il 20,8% degli italiani si dice pronto al voto sul referendum costituzionale perché a conoscenza del testo.

Referendum costituzionale e legge elettorale

Molti italiani, inoltre, fanno ancora molta confusione tra legge elettorale e riforma costituzionale: questo perché, ad onor del vero, il dibattito politico che si è sviluppato sull’argomento ha intrecciato i temi riguardanti l’Italicum, ossia la riforma elettorale approvata dal parlamento a maggio del 2015 e il referendum costituzionale. Ma i due argomenti sono distinti e separati.

Il sistema elettorale di Camera e Senato viene infatti definito per legge ordinaria, non tocca la materia costituzionale e quindi non sarà interessato dall’esito del referendum costituzionale.

Nonostante questo l’argomento è entrato nel dibattito perché c’è un combinato tra riforma costituzionale, superamento del bicameralismo paritario e legge elettorale.

Il combinato e il fronte del No

Secondo i critici, ossia coloro che al Referendum costituzionale voteranno No, il premio di maggioranza assegnato dalla legge elettorale alla lista con più del 40% dei voti al primo turno o che risultasse vincitrice al secondo turno nel caso nessuna dovesse raggiungere la soglia, secondo i critici assegnerebbe alla maggioranza troppo potere indebolendo le opposizioni, soprattutto per quanto riguarda l’elezione degli organi di garanzia come Corte Costituzionale e Presidenza della Repubblica.

Il combinato e il fronte del Sì

Chi è a favore della riforma, ossia chi voterà Sì al prossimo Referendum costituzionale, sostiene che una maggioranza politica ben definita assicura più stabilità al Parlamento e al Paese. Non solo: proprio in vista di un premio di maggioranza, la riforma costituzionale tende a modificare il sistema di elezione del Presidente della Repubblica in senso più garantista per le opposizioni. Attualmente infatti per eleggere il capo dello Stato, dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei membri del parlamento in seduta comune, mentre con la riforma servirà ancora il consenso dei due terzi dei componenti e solo dopo il sesto scrutinio sarà possibile eleggere il Presidente con i tre quinti dei votanti.

Referendum costituzionale e disinformazione

Sarà un referendum costituzionale dal quale dipenderà il futuro del Paese, questo sì, ma sempre più spesso leggendo i commenti sui vari blog e sui social network ci si accorge appunto che il 4 dicembre ad essere messo nelle urne sarà un voto pro o contro il governo Renzi.

Sono in molti infatti a sostenere che i cittadini italiani si dovranno recare alle urne per indicare il loro No a questo esecutivo. Eppure la riforma costituzionale sostiene ben altro.

Va sottolineato però come sia lo stesso presidente del Consiglio a non contribuire alla serenità del voto sul referendum costituzionale, continuando a sostenere che non sarà disposto a “galleggiare” se dovesse vincere il No. Occasione in più per le opposizioni al suo governo per rincarare la dose sul fronte del No.

Eppure la riforma contiene tante novità: dal superamento del bicameralismo perfetto alla cancellazione del Senato della Repubblica così come lo abbiamo considerato fino a questo momento, la cancellazione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) e la cancellazione delle Province.

Per le opposizioni, i nei della riforma costituzionale sono molti: una riforma scritta solo dalla maggioranza; i rappresentanti degli enti locali (sindaci e consiglieri regionali) non avranno il tempo di fare anche i senatori e soprattutto avranno l’immunità parlamentare; aumenteranno i contenziosi di fronte alla Corte Costituzionale; la riforma contiene “norme segrete” che ci ridurranno a semplici sudditi dell’Europa.

Tutte ragioni che possono essere approfondite e chiarite solo ed esclusivamente attraverso una lettura approfondita della riforma.

Il prossimo Referendum costituzionale segnerà un passaggio importante per il Paese, è importante allora che i cittadini italiani arrivino preparati e consapevoli di cosa votare all’appuntamento del 4 dicembre.

About The Author

Giornalista professionista dal 1999, ha scritto per il primo quotidiano giuridico on line (DirittoeGiustizia.it, Giuffré editore), per il quale è stata cronista parlamentare. Si è occupata di lavori parlamentari e giustizia, quindi di comunicazione istituzionale lavorando alla Presidenza del Consiglio, Dipartimento per gli Affari regionali e al Dipartimento per i Rapporti col Parlamento. Ha collaborato con il gruppo Sole 24ore, ha lavorato per giornali on line e ha curato la comunicazione per associazioni forensi. Continua a fare attività come educatrice scout.

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