Dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro arriva un primo indirizzo operativo sulle modalità di applicazione della disciplina in tema di detassazione dei premi di risultato introdotta dalla Legge di stabilità 2016.

Requisiti per reddito

I lavoratori interessati devono possedere un reddito annuo non superiore a 50.000 euro considerato al lordo della quota su cui è stata applicata l’imposta sostitutiva del 10%. Non si computano, invece, eventuali redditi a tassazione separata o redditi diversi da quelli di lavoro dipendente come, ad esempio, redditi di fabbricati, da partecipazione, redditi diversi. Solo dopo l’entrata in vigore del ddl Atto Senato 2233, esclusivamente per il lavoro agile, saranno detassabili anche le somme corrisposte come controprestazione dell’attività lavorativa, ma nei limiti dell’importo di 2.000 euro annui.

Retribuzione a titolo di “premio”

La circolare n. 8 della Fondazione spiega, inoltre, che a differenza del passato l’agevolazione si applica solo alla retribuzione che è corrisposta a titolo di ”premio” e non anche ad altre somme connesse alla gestione del rapporto di lavoro e legate alla produttività, come gli straordinari. Attenzione anche al fatto che la norma parla di premio di ”ammontare variabile”. L’aggettivo ”variabile” è riferito all’ammontare del premio e, dunque, dicono i consulenti, la norma sembra suggerire il criterio con cui deve essere costruito numericamente il risultato. In particolare, la norma “sembra imporre alle parti sociali la costruzione di un premio che sia graduale al risultato da ottenere”, spiega la circolare. Pertanto, non sembrano essere ammessi all’agevolazione premi individuati in misura fissa legati ad un unico indicatore di risultato; ad esempio, non sembra consentita l’agevolazione qualora fosse individuato un premio di ammontare fisso (1.000 euro) al raggiungimento di un determinato risultato (fatturato 100.000 euro).  Al contrario, la norma sembrerebbe spingere, ad esempio, verso una gradualità del premio in base al raggiungimento proporzionale del risultato. Pertanto, un premio di 1.000 euro che potrà essere riconosciuto nella misura del 90%, 80% o altri in funzione di una scala di maggiore fatturato ottenuto. Una “scelta legislativa che sembra essere giustificata dal fatto che amplia le possibilità per i lavoratori di raggiungere il risultato e maturare il diritto al premio”, spiegano gli esperti.

Le somme devono essere corrisposte in esecuzione di contratti aziendali o territoriali. L’azienda che non ha sottoscritto un contratto aziendale o non intende sottoscriverlo, può corrispondere premi di risultato con il prelievo fiscale agevolato, sempre che recepisca almeno i contenuti di un contratto collettivo territoriale anche se riferito ad una categoria diversa da quella di appartenenza.

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Giornalista pubblicista e addetta stampa, attualmente lavora alla Regione Lazio in assessorato al Bilancio, Demanio e Patrimonio. Si occupa di comunicazione istituzionale dal 2006: ha lavorato nell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari regionali, occupandosi di dossier e report, e al Ministero dello Sviluppo Economico, curando la comunicazione del programma europeo Poi Energia. E’ appassionata di fotografia e di viaggio, ha realizzato reportage con il marito, fotoreporter.

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