Apple ha perso, in Cina , la battaglia per il marchio: un’azienda che vende borse ed altri articoli in pelle potrà, infatti, continuare ad usare la denominazione “IPHONE”.

Il giornale ufficiale Legal Daily ha pubblicato la notizia che la Municipal High People’s Court di Pechino si è pronunciata in favore di Xintong Tiandi Technology, che ha registrato il marchio “IPHONE” per i suoi prodotti in pelle nel 2010.

La richiesta ufficiale per la registrazione del marchio per i prodotti elettronici è stata presentata da Apple nel 2002, ma  è stata approvata solo nel 2013.

Il Legal Daily è largamente riconosciuto come la voce ufficiale della Commissione statale per la politica centrale e gli affari legali. L’articolo è uscito alla fine di aprile, ma solo recentissimamente ha avuto una vasta diffusione.

Xintong Tiandi vende borse, custodie per telefoni cellulari ed altri articoli in pelle contrassegnati dalla dicitura “IPHONE”, simile al marchio iPhone di APPLE, seguita dalla “R” che è simbolo della registrazione del marchio.

Una prima volta, nel 2012, Apple sottopose il caso alla Chinese trademark authority, con esito negativo. In un secondo momento,intentò una causa legale presso un tribunale di Pechino che, anch’esso, si pronunciò a suo sfavore. Quindi, ci fu il ricorso in appello.

La sentenza della corte d’appello ha stabilito che Apple non è stata in grado di provare una vasta popolarità del suo marchio, in Cina, prima che Xintong Tiandi presentasse la richiesta di registrazione nel 2007, dal momento che gli iPhones Apple sono stati messi in vendita nel Paese nel 2009.

La sentenza giunge poco dopo la pubblicazione degli ultimi dati economici di Apple, che mostrano una caduta del 13% dei proventi, a causa di un rallentamento nelle vendite di iPhones. Le vendite di prodotti Apple in Cina hanno avuto una contrazione del 26%.

Apple si trova anche a dover affrontare difficoltà in altri suoi affari cinesi. In Marzo, il governo di Pechino ha approvato una legge secondo cui tutti i contenuti mostrati in Cina debbono provenire da servers con base nel territorio cinese.

Dopo l’approvazione di queste norme, i servizi iBooks e iTunes di Apple sono stati chiusi nel Paese. Apple ha espresso la speranza che l’accesso ai suoi servizi venga presto ripristinato.

La vicenda è sembrata a molti come un tiro mancino contro Apple, essendo la Cina il secondo più ricco mercato per i prodotti della società.

La scorsa settimana, il miliardario Carl Icahn ha ceduto la sua intera quota di azioni Apple per i timori sulle prospettive della compagnia tecnologica in Cina.

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