Con una circolare, la numero 12/E/2016, l’Agenzia delle Entrate dà numerose risposte sul tema del bonus per gli investimenti per rendere facilmente fruibile il beneficio da parte di imprese e professionisti.

Ecco i principali temi affrontati dalla circolare.

Regimi contabili e Irap

Al beneficio sono ammesse imprese e professionisti indipendentemente dal regime contabile (ordinario o semplificato) adottato. L’agevolazione non spetta ai soggetti forfettari, che di fatto non deducono costi perché determinano il reddito applicando coefficienti ai ricavi o ai compensi. Al contrario, i contribuenti minimi potranno applicare il beneficio nella sua forma massima: dato che il costo di acquisizione dei beni strumentali viene dedotto per cassa, potranno dedurre nell’esercizio di sostenimento non solo il costo effettivo, ma anche l’intera maggiorazione del 40%.

Società di comodo

Quando si faranno i test per verificare l’operatività delle società, i coefficienti previsti dalla norma dovranno essere applicati al costo effettivo dei beni materiali strumentali, mentre non rileverà la maggiorazione del 40 per cento. In questo modo la presenza del maggior costo “figurativo “ fiscale non comporterà un innalzamento del reddito minimo da dichiarare. La fruizione dell’agevolazione non viene messa a rischio dall’applicazione della norma sulle società di comodo. Il reddito minimo da dichiarare si determina sottraendo a quanto calcolato in base ai coefficienti il maggiore ammortamento espresso nella dichiarazione dei redditi. Così, ad esempio, se il minimo da dichiarare calcolato normalmente è 30, e la variazione in diminuzione per effetto dei maggiori ammortamenti o canoni di leasing è pari a 12, la società non avrà problemi se dichiara un imponibile finale non inferiore a 18.

La differenza con gli ammortamenti civilistici

L’ammortamento fiscale che viene calcolato sulla maggiorazione del costo segue una strada distinta dagli ammortamenti civilistici imputati al conto economico. In primo luogo, questo significa che i maggiori ammortamenti deducibili grazie alla legge di stabilità vengono espressi solo con variazioni in diminuzione, che non intaccano il conto economico neanche in termini di fiscalità differita (dato che si tratta di variazioni permanenti). Le due procedure (civilistica e fiscale) sono però separate anche per quanto riguarda i coefficienti da applicare. Se ad esempio il costo di un bene è pari a 100 e il coefficiente di ammortamento è il 10%, la variazione in diminuzione che si effettuerà nella dichiarazione dei redditi è sempre possibile fino a un importo pari a 4.

Beni di costo ridotto

Una questione aritmetica riguarda i beni di costo unitario inferiore a 516,46 euro, cioè i beni per i quali è ammessa la deduzione integrale del costo in un unico esercizio. Per effetto della maggiorazione del 40%, il costo da prendere in considerazione a fini fiscali potrebbe superare la soglia prevista dalla norma. In questa situazione non sarà necessario procedere all’ammortamento del bene, ma, al contrario, come chiariscono le entrate, sarà ammessa comunque l’intera spesatura del costo nell’esercizio di acquisizione.

About The Author

Giornalista pubblicista e addetta stampa, attualmente lavora alla Regione Lazio in assessorato al Bilancio, Demanio e Patrimonio. Si occupa di comunicazione istituzionale dal 2006: ha lavorato nell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari regionali, occupandosi di dossier e report, e al Ministero dello Sviluppo Economico, curando la comunicazione del programma europeo Poi Energia. E’ appassionata di fotografia e di viaggio, ha realizzato reportage con il marito, fotoreporter.

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