Il presidente argentino Mauricio Macri ha ottenuto da parte del Senato, l’accettazione dell’accordo sul debito che dovrebbe mettere fine alla battaglia quindicennale con i creditori holdout. La lunghissima crisi debitoria dell’Argentina, ne ha ristretto l’accesso ai mercati internazionali del credito e ha reso difficile condurre affari nel Paese.

L’Argentina ha fatto default su un prestito da 100 miliardi di dollari nel 2001L’accordo riguarda i creditori di New York. Ieri il pacchetto di rimborsi è stato finalmente approvato dal Senato, dopo 12 ore di dibattito.

Il presidente Macri aveva avvertito che un voto per il “no” avrebbe condannato L’Argentina a rimanere un “paria finanziario”, evitato dai mercati globali del credito. Lo Stato deve ora rispettare il termine del 14 aprile per il pagamento degli holdouts.

La politica di Macri

Il voto per il “sì” di mercoledì costituisce una vittoria per il presidente Macri, che ha preso in mano a la questione del debito dopo la sua vittoria alle elezioni di novembre. Del resto, la crisi debitoria argentina ha costituito il fulcro della sua campagna presidenziale.

Alcuni nel Paese, erano contrari al pacchetto di rimborsi e vi sono state proteste durante la deliberazione dell’accordo.

Il precedente governo, quello del presidente Cristina Fernandez de Kirchner, si era rifiutato di negoziare con gli holdouts, conosciuti come “fondi avvoltoi”.

Ancora oggi il presidente Macri ha molti avversari in materia, come la senatrice Anabel Fernandez, membro del movimento giovanile La Campora, che ha dichiarato: “Vogliono venderci una crisi. Compriamo male un debito carissimo. Tutto ciò ci porterà direttamente all’inferno”.

I rimborsi

I cosiddetti creditori holdouts che ora potranno essere risarciti sono quelli che rifiutarono la ristrutturazione del debito argentino dopo il default del 2001.

Alla base dell’accordo, vi è il pagamento in cash di 4,7 miliardi di dollari, circa il 75% di quanto l’Argentina deve ai fondi di investimento che hanno citato in giudizio il Paese sudamericano per il non pagamento del debito.

Il 16 marzo, la camera bassa del Congresso ha approvato l’accordo sul debito dopo 20 ore di dibattito.

Il successivo dibattito in Senato ha avuto luogo ieri e l’approvazione è stata ottenuta con una maggioranza di 54 voti favorevoli e 16 contrari.

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