Il London Stock Exchange Group (LSE) e la Deutsche Boerse hanno concordato i termini per una “fusione tra pari”.
Come già preannunciato qualche settimana fa, la fusione darà origine ad una delle più grandi società di borsa.

Secondo i termini dell’accordo, gli azionisti LSE possiederanno il 45,6% della nuova holding, mentre agli azionisti Deutsche Boerse spetterà il 54,4%.

L’amministratore delegato di LSE, Xavier Rolet, ha detto che le due compagnie stanno creando una combinazione che “darà un nuovo volto all’industria”.

Entrambe le società hanno affermato che dovrebbero poter risparmiare, con questa operazione, 450 milioni di euro di costi l’anno, circa il 20% del totale dei costi operativi del gruppo (2,2 miliardi di euro, l’anno scorso).

LSE già possiede la Borsa Italiana, con sede a Milano.

Le due società hanno dichiarato che “la combinazione di Londra, Francoforte e Milano fornirà una  piattaforma atta al finanziamento e alla promozione della crescita economica delle società europee e che costituirà un’offerta attraente per le compagnie asiatiche e statunitensi che vi vorranno accedere con i loro investitori e  capitali”.

La nuova compagnia manterrà entrambe le sedi di Londra e Francoforte. La nuova holding, UK TopCo, avrà sede in Inghilterra.

Il completamento della fusione è previsto per la fine dell’anno in corso o per i primi mesi del 2017.

Quando la fusione sarà definitiva, Rolet si dimetterà dal suo ruolo di amministratore delegato di LSE, ma rimarrà al suo posto per circa un anno per seguire la transizione.

Il presidente di LSE Donald Brydon diverrà presidente di UKTopCo e l’amministratore delegato di Deutsche Bank, Carsten Kengeter, ne sarà l’amministratore delegato.

All’inizio del mese in corso, Intercontinental Exchange (ICE), che possiede la New York Stock Exchange, aveva dichiarato che stava considerando l’ipotesi di fare un’offerta per LSE.

I consigli di amministrazione di LSE e Deutsche Boerse hanno già istituito un comitato sul referendum, per esaminare quale potrebbe essere l’impatto di un eventuale voto per l’uscita dalla Comunità Europea.

A questo punto, tuttavia, entrambe le compagnie dichiarano che l’esito del referendum non è una condizione per la fusione, poiché ritengono che il nuovo gruppo avrebbe comunque “una buona posizione per fornire i suoi servizi a clienti globali, indipendentemente dall’esito del voto”.

Tuttavia, hanno aggiunto che: “L’esito del referendum influenzerà sicuramente il volume e la natura del business del gruppo”.

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