Fa molto discutere il disegno di legge che vorrebbe collegare il diritto di ricevere una parte della pensione del coniuge scomparso, la rendita di reversibilità, all’Isee anziché al reddito. Le novità non dovrebbero essere retroattive ma il nuovo criterio introdurrebbe comunque non poche novità.
Tener conto dell’Isee significa infatti prendere in considerazione tutto il patrimonio (polizze, proprietà, risparmi) del superstite e anche quanto è numerosa la famiglia di cui fa parte il titolare dell’assegno. I redditi da prendere in considerazione oggi, invece, sono quelli dichiarati al Fisco con il modello Unico o 730.

Il meccanismo della reversibilità è stato già oggetto di profonde modifiche a partire dalla riforma del 1995 che è quella tuttora in vigore.
Il criterio di vincolare i trattamenti di reversibilità alla situazione economica degli eredi è stato già introdotto dalla riforma Dini. La soglia attualmente applicata che fa scattare la riduzione della pensione di reversibilità non è particolarmente elevata: il taglio scatta se il reddito supera di tre volte il minimo e, in base ai dati del 2016, il limite è di 19.574 euro (al lordo dell’Irpef). In questo caso, il coniuge superstite ha diritto al 75% della pensione di reversibilità che gli sarebbe spettata normalmente. Di fatto, gli verrebbe corrisposta una pensione pari al 45% di quella incassata (o maturata) dal defunto invece del 60% pre-riforma del 1995. Se il reddito Irpef è superiore a quattro volte il trattamento minimo Inps (26.099 euro, per il 2016) il taglio arriva al 40%. Al coniuge superstite andrà, quindi, un assegno pari al 36% di quello spettante al defunto. La sforbiciata sale al 50% se il reddito Irpef è superiore a cinque volte il trattamento minimo Inps (32.623 euro per il 2016). In pratica il superstite ha diritto solo a metà della rendita di reversibilità; cioè il 30% di quanto maturato dal coniuge defunto (nel nostro caso 6.000 euro).

I due tipi di trattamenti pensionistici 

La pensione di reversibilità

Spetta quando il familiare deceduto era già pensionato, cioè risultava già titolare di una pensione di vecchiaia, di anzianità o di inabilità.

La pensione indiretta

Spetta al coniuge e ai figli di un lavoratore scomparso mentre era ancora in attività. Perché scatti il diritto, il familiare scomparso deve aver maturato, indipendentemente dall’età, 15 anni di contributi (il minimo previsto per la pensione di vecchiaia prima della riforma Amato) oppure un minimo di cinque anni, di cui almeno tre versati nel quinquennio precedente la data del decesso.

Chi sono i possibili eredi

I superstiti che possono incassare la reversibilità o la pensione indiretta si possono classificare in due grandi gruppi:

Il coniuge e i figli

I figli hanno diritto alla pensione di reversibilità o indiretta a condizione che risultino: minorenni o studenti di scuola media superiore (dai 18 ai 21 anni) e universitari tra i 18 e i 26; il diritto spetta fino al conseguimento della laurea, ma solo se i figli erano a carico e senza attività lavorativa alla data del decesso del genitore. Per essere considerati a carico non devono avere un reddito superiore al trattamento minimo Inps maggiorato del 30% (per il 2016 il limite è di 653 euro al mese); inabili senza limite di età: In questo caso è necessario che siano a carico e già inabili all’atto della scomparsa del genitore.

I genitori, i fratelli celibi e le sorelle nubili

Si tratta però di casi piuttosto rari. Chi appartiene a questa categoria, infatti, subentra nel diritto non solo in mancanza del coniuge o dei figli ma anche se è in possesso di requisiti piuttosto rigidi.

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Giornalista pubblicista e addetta stampa, attualmente lavora alla Regione Lazio in assessorato al Bilancio, Demanio e Patrimonio. Si occupa di comunicazione istituzionale dal 2006: ha lavorato nell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari regionali, occupandosi di dossier e report, e al Ministero dello Sviluppo Economico, curando la comunicazione del programma europeo Poi Energia. E’ appassionata di fotografia e di viaggio, ha realizzato reportage con il marito, fotoreporter.

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