Il mercato del petrolio, inondato dalle sovrascorte, ha urgente bisogno di aiuto: pare ci siano finalmente segnali secondo cui anche l’Arabia Saudita si sia convinta della necessità di tagliare la produzione.

Giovedì scorso, una fonte del Golfo ha dichiarato che i produttori dell’area sono  “intenzionati a fare qualunque cosa per la stabilizzazione del mercato” e che “sono aperti a tutte le soluzioni”.

Ciò potrebbe sfociare, nel corso di febbraio, in un meeting di emergenza tra i paesi produttori OPEC e quelli non-OPEC, come la Russia.

I commenti suggeriscono un possibile ripensamento da parte dell’Arabia Saudita, il potente produttore di petrolio alla guida dell’ormai profondamente divisa OPEC.

Lo Stato saudita ha a lungo resistito a contrarre la produzione, nel timore di perdere la sua quota di mercato. Ma la produzione USA sta diminuendo solo lentamente e i prezzi del petrolio sono sempre vicini ai 30 dollari al barile.

Giovedì scorso, il Ministro russo per l’Energia, Alexander Novak, ha dichiarato – secondo quanto pubblicato dall’agenzia TASS – che, sia gli Stati OPEC che quelli non-OPEC, stanno esaminando la possibilità di tagliare la produzione del 5%. Novak ha aggiunto che  è “troppo presto” per considerare questo come un accordo concreto.

Un portavoce del Ministero per l’Energia russo ha dichiarato alla CNN che non vi sono date formalmente stabilite per l’incontro e nemmeno inviti ufficiali, ma ha confermato che i colloqui sono in corso.

Le voci di un taglio programmato della produzione hanno immediatamente ravvivato i mercati. Giovedì, sull’onda dell’entusiasmo, il prezzo del greggio è subito schizzato in rialzo del 7%, raggiungendo una quotazione di 36,28 dollari al barile. Sopo di che, il prezzo del petrolio è sceso un po’, fino a quasi 35 dollari al barile.

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