Il termine trading deriva dal verbo inglese to trade, letteralmente traducibile come “commerciare”. Fondamentalmente il trading online è proprio questo: scambiare beni per denaro avvalendosi della comodità della rete. Ma procediamo con ordine.

Il soddisfacimento di un bisogno

Come per qualsiasi attività e bene prodotto dall’uomo, anche il trading nasce dalla necessità di soddisfare un fabbisogno. Quando furono inventate le società per azioni (nel XVII secolo), le azioni non erano nient’altro che un bene materiale, reale (come il pane od un capo d’abbigliamento), per la precisione un mero pezzo di carta. La compravendita di azioni quindi si verificava di persona ed era solo la forza contrattuale delle parti che permetteva di raggiungere un accordo sul prezzo da siglare tramite un contratto.

Con il passare dei secoli però questo genere di attività ha coinvolto una platea sempre maggiore di interessati che ovviamente ha accresciuto in maniera incommensurabile il numero di transazioni. Al contempo, un numero crescente di società ha deciso di quotarsi in borsa con la finalità di raccogliere capitale di rischio. Perciò anche la varietà di titoli a disposizione è andata via via aumentando. Il progresso e l’avanzamento degli studi in ambito finanziario ha poi permesso la creazione di un numero sempre maggiore di strumenti sui quali operare (alcuni dei quali anche ai limiti della legalità) e di tecniche rivolte alla massimizzazione del profitto da utilizzare.

Tutto questo ha così causato la nascita del fabbisogno su menzionato: milioni di soggetti (siano essi persone fisiche, siano giuridiche) interessati a scambiare il quanto più rapidamente possibile una amplissima gamma di strumenti finanziari differenti.

Internet

In ciò internet ha giocato un ruolo fondamentale. Dal boom del 2000, ha permesso ad un numero crescente di persone distanti anche migliaia di chilometri di rimanere in contatto, ha velocizzato il flusso di informazioni, lo scambio di ordini, la comunicazione ed in generale ha offerto un’enorme varietà di benefici a privati e soprattutto alle aziende ed istituzioni pubbliche che l’hanno sfruttato adeguatamente.

Grazie ad internet, quelli che prima erano i mercati reali nei quali si effettuavano le attività di trading (si pensi alle trading rooms del NYSE o del CME e via a seguire) si sono trasformati in mercati virtuali (da qui l’accezione di trading online).

Per aggiungere quindi un secondo tassello al nostro mosaico: abbiamo un fabbisogno da soddisfare (l’esigenza di scambiare velocemente tanti beni finanziari differenti con aggiornamento costante dei prezzi sulla base delle transazioni avvenute) ed un mercato nel quale ciò si può effettuare comodamente (internet).

I brokers

A questo punto entrano in gioco gli intermediari che si collocano esattamente nel mezzo, come link, contatto tra il singolo investitore (sia privato, sia società) ed i mercati finanziari.

Nell’accezione attuale, il broker non è nient’altro che una azienda (potrebbe essere una società d’investimento come una banca) che mette a disposizione del cliente una piattaforma (o software) che quest’ultimo può utilizzare per concretizzare le sue scelte di investimento.

Ovviamente esiste un’ampia varietà di brokers, ognuno con le sue peculiari caratteristiche in termini di commissioni, versamenti, leva finanziaria, mercati sui quali operare e strumenti disponibili per effettuare analisi e studi (principalmente in disciplina si parla di analisi tecnica, la più utilizzata nel mondo del trading online, e fondamentale, molto spesso in conflitto tra loro).

Oggetto dello scambio

Ci rimane ora da precisare che cosa viene scambiato. Abbiamo iniziato l’articolo con un’introduzione storica focalizzata sulle azioni. Attualmente però gli strumenti finanziari negoziabili rientrano in numerose e diverse macro categorie: le già menzionate azioni, le obbligazioni, le materie prime, le valute e molto in generale gli strumenti derivati (nei quali potrebbero rientrare anche le commodities poiché negoziate tramite contratti futures).

Le azioni che sono uno strumento di partecipazione nel capitale dell’azienda (ti rendono proprietario di una percentuale della stessa) mirate alla raccolta di capitale di rischio.

Le obbligazioni come strumento per la raccolta di capitale di credito (da rimborsare a scadenza con interessi e possibile pagamento di cedole annuali o semestrali).

Le materie prime, facilmente deducibile (si cita per completezza le più importanti: oro, petrolio, argento, platino, palladio, rame… come anche grano, soia ed altri beni alimentari).

Le valute, cioè i cambi dei quali si sente spesso parlare (euro contro dollaro americano o canadese o australiano, o contro il pound inglese, o contro lo yen giapponese o yuan cinese, e tutti i viceversa… solo per menzionare i più importanti).

I derivati. In questa categoria rientrano un’infinità di strumenti complessi (contratti futures e forward, opzioni, swap, etc). L’unica cosa che preme qui sottolineare è che si chiamano derivati poiché il loro valore deriva da uno strumento sottostante il cui andamento viene replicato tipicamente con un effetto leva (accrescimento più che proporzionale dei rendimenti come delle perdite). Il loro numero è in costante aumento.

Ricostruiamo il mosaico

Per concludere con la nostra panoramica generale, non ci resta che mettere insieme i pezzi.

Numerosi soggetti che si scambiano ininterrottamente (si pensi che nel solo Forex, il mercato delle valute, ogni giorno si effettuano transazioni per un contro valore tra i 3.000 ed i 4.000 miliardi di dollari) strumenti finanziari quotati su mercati virtuali diversi e mondiali utilizzando broker finanziari con la funzione di intermediari (connessione tra possibili acquirenti e potenziali venditori).

Tutto ciò è trading, e poiché avviene tramite internet, è trading online.

About The Author

Laurea Specialistica in Business Management presso La Sapienza (tesi sperimentale trattante il confronto tra Analisi Tecnica e Fondamentale). Laurea Triennale in Economia, Finanza e Diritto per la Gestione d’Impresa con tesi riguardante un'analisi dei multipli di bilancio. Ha atteso un percorso extracurriculare di approfondimento nella Finanza Aziendale ed Internazionale (“Percorso d’Eccellenza”). Pratica Trading Online gestendo autonomamente i propri risparmi da diversi anni. Dopo aver abitato anche a Londra, attualmente vive a Bruxelles. Lettore appassionato e grande sportivo, ama viaggiare.

One Response

  1. Simonetta Mannarelli

    Articolo utilissimo per che si approccia al mercato finanziario, senza avere le nozioni necessarie per capire come questo funzioni.
    Il linguaggio semplice e non troppo tecnico favorisce la comprensione di argomenti complessi. Sarebbe utile e particolarmente attuale anche un articolo su come le banche abitualmente gestiscono i risparmi dei loro clienti.

    Rispondi

Leave a Reply

Your email address will not be published.