Il lavoro agile, lo “smartwork”, è sempre più diffuso e tra qualche giorno, entro il 31 gennaio, il governo dovrebbe presentare una legge attuativa del ddl Stabilità che disciplina le prestazioni dei lavoratori dipendenti fuori azienda.
Nel 2015 c’è stata un’accelerata verso questa modalità di lavoro nel settore privato, anche considerando gli sgravi fiscali previsti per il datore di lavoro e la scoperta che comunque il lavoro smart fa risparmiare costi e aumenta la produttività.
Insomma, il lavoro agile o smart e in ogni caso svolto fuori dei locali aziendali, comunque lo si voglia chiamare, è l’anti cartellino e lo scopo per cui si vuole adottare, come recita l’art.1 del ddl, è “incrementare la produttività e la conciliazione dei tempi di vita e lavoro”.
La legge interviene su tutta una serie di materie (diritti, privacy, infortuni e retribuzione), ma costituisce anche una norma-cornice che lascia spazio alla contrattazione collettiva e individuale.

I requisiti sono l’esecuzione della prestazione fuori dai luoghi aziendali, anche solo in parte (uno o due giorni a settimana), la possibilità di usare strumenti tecnologici per svolgere il lavoro in remoto e l’assenza di una postazione fissa anche fuori dai locali aziendali.
In pratica, il lavoro smart consiste in una prestazione lavorativa svolta fuori dall’azienda rispettando vincoli di orario stabiliti dal contratto, senza penalizzare i lavoratori dal punto di vista dell’autonomia lavorativa, della carriera o della retribuzione.
D’altra parte, questa modalità di lavoro, s’inserisce anche nella filosofia di uno dei decreti legislativi (n.80 del 15 giugno 2015) attuativi del Jobs act, quello che fa riferimento alla conciliazione famiglia-lavoro.
In quel decreto si mette a disposizione il 10% del fondo per il finanziamento degli sgravi contributivi (circa 30mln) per incentivare la contrattazione di secondo livello destinata alla conciliazione di famiglia e lavoro. La norma sullo smart work prevede che siano riconosciuti anche gli incentivi fiscali e contributivi che la Stabilità prevede per la contrattazione di secondo livello. I contratti collettivi possono integrare le norme di legge.

In materia di sicurezza sul lavoro, il ddl copre sia gli infortuni occorsi lavorando fuori azienda sia quelli avvenuti durante il normale percorso di andate e ritorno ad esempio dal luogo di abitazione al coworking.
Per quanto riguarda la retribuzione, il trattamento economico e normativo non deve essere inferiore a quello degli altri addetti che operano in azienda.
I controlli del datore di lavoro devono restare nell’ambito dell’accordo individuale o nel rispetto della legge sui controlli a distanza.

Per quanto riguarda gli sgravi legati alla contrattazione di produttività introdotti dalla Legge di Stabilità, e cioè i 2mila euro di premio ai dipendenti tassati al 10%, è certo che gli accordi sindacali sullo smartwork potranno investire anche questo ambito, ma non è ancora chiaro quali accordi saranno tenuti per buoni, probabilmente quelli stipulati a inizio anno. La norma del governo dovrà chiarire anche questo punto.
Intanto, ciò che è certo è che, solo considerando i casi più noti, attualmente in Italia gli smartworker superano quota 100mila. Dopo Microsoft, Vodafone, Fastweb nel settore dell’informatica, anche nelle telecomunicazioni l’azienda Telecom sta avviando un progetto di smartwork. Per quanto riguarda il settore delle banche, nel 2015 Intesa SanPaolo ha già firmato un accordo che riguarda 3mila dipendenti e American Express poco meno di mille addetti coinvolti a Roma.
In tutti i casi la sperimentazione dello smartwork ha coinciso, e non a caso, con una riorganizzazione delle sedi.
Insomma, più produttività, meno costi e lavoratori più soddisfatti, a quanto pare.

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Giornalista pubblicista e addetta stampa, attualmente lavora alla Regione Lazio in assessorato al Bilancio, Demanio e Patrimonio. Si occupa di comunicazione istituzionale dal 2006: ha lavorato nell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari regionali, occupandosi di dossier e report, e al Ministero dello Sviluppo Economico, curando la comunicazione del programma europeo Poi Energia. E’ appassionata di fotografia e di viaggio, ha realizzato reportage con il marito, fotoreporter.

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