Il Jobs act, dopo aver mandato in soffitta il lavoro a progetto già a metà del 2015, ha stabilito che scatta la subordinazione per le collaborazioni “personali”, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e ai luoghi di lavoro.
Sono oltre 100mila i lavoratori che rientrano in questa tipologia e che lavorano in diversi settori, dai call center alla ricerca scientifica, dalle Ong alle università “libere”, passando per i centri di formazione professionale e le scuole private.
Intanto si sta seguendo la via degli accordi collettivi nazionali per disciplinare le collaborazioni con modalità specifiche per quelle figure professionali dove è spesso inevitabile l’esistenza di un coordinamento organizzativo da parte del datore di lavoro.

Per i casi dubbi, si è aperta la possibilità della sanatoria senza sanzioni per assumere in pianta stabile i co.co.co (anche a progetto) e i titolari di partita Iva, con i quali siano in corso collaborazioni che non rispettano i nuovi canoni. Ma ci sono anche precise eccezioni. È il caso dei call center, messi al riparo dalla “presunzione di subordinazione” il 22 dicembre scorso con un’intesa che riguarda tutti i collaboratori delle imprese che applicano il Ccnl delle telecomunicazioni.
Anche per le oltre 200 aziende del recupero crediti a inizio novembre è stato siglato tra Unirec e Fisascat-Cisl e Uiltucs un accordo che prevede l’applicazione del regime delle co.co.co al posto di quello delle co.co.pro, con il riconoscimento dell’autonomia dei collaboratori pur nel rispetto delle forme di coordinamento.

Novità potrebbero arrivare anche nel campo della ricerca. Il contratto a progetto è molto gettonato per l’attività scientifica e non si riesce a immaginare la possibilità che per tutti ci sia un inquadramento  a tempo indeterminato, anche perché le risorse per la ricerca scarseggiano sempre.
Per gli Istituti di ricerca (IRCCS), proprio in extremis, il 30 dicembre, è arrivato l’accordo collettivo nazionali e le parti potranno fissare le fasce orarie e le ore di didattica eventualmente previste senza sconfinare nella subordinazione.
Per quanto riguarda le libere università è stato siglato il 10 dicembre un accordo nazionale con i sindacati che interessa potenzialmente tra 2mila e 6mila persone, specialmente giovani.

Andando poi ad esaminare le piccole e medie imprese, l’attenzione si sposta sulle collaborazioni che riguardano ex dipendenti in pensione la cui presenza in azienda sia richiesta per periodi più o meno lunghi per “insegnare il mestiere” ai nuovi assunti.

Situazioni ricorrenti e in genere già analizzate anche prima del Jobs act, considerato che le collaborazioni dei pensionati di vecchiaia erano già esentate dal vincolo del progetto ma non, ovviamente, dalla mancanza dei vincoli di subordinazione.  

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Giornalista pubblicista e addetta stampa, attualmente lavora alla Regione Lazio in assessorato al Bilancio, Demanio e Patrimonio. Si occupa di comunicazione istituzionale dal 2006: ha lavorato nell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari regionali, occupandosi di dossier e report, e al Ministero dello Sviluppo Economico, curando la comunicazione del programma europeo Poi Energia. E’ appassionata di fotografia e di viaggio, ha realizzato reportage con il marito, fotoreporter.

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