Il crollo del prezzo del petrolio ha colpito le risorse dell’Arabia Saudita che ora si vede costretta ad una manovra di spendi review.
Il governo infatti, nel 2015 ha speso più di quanto abbia incassato, raggiungendo un deficit di circa 100 miliardi di dollari.

Il petrolio rappresenta il 75% delle entrate del Paese, e quando il prezzo del greggio era alle stelle, si poteva essere anche in presenza di surplus di bilancio; adesso invece, essendo il prezzo del greggio precipitato sotto i 35 dollari al barile, a fronte degli oltre 100 dollari di metà 2014, la situazione delle casse arabe è decisamente cambiata.

Il governo ha dichiarato di aver speso più del previsto in sicurezza sociale e salari dei dipendenti statali e dei militari.
Il risultato è la previsione di alcuni tagli.
La riduzione di spesa necessaria per il riordino del bilancio è del 14%: da 975 miliardi di riyals (260 miliardi di dollari), a 840 miliardi di riyals (224 miliardi di dollari). Ma c’è di più: il governo sta persino pensando di eliminare il fortissimo sconto sulla benzina di cui godono ora i cittadini sauditi.

Il Ministero delle Finanze ha confermato che sta provvedendo ad un cambiamento nei sussidi governativi per l’energia, l’acqua e l’elettricità.

L’Arabia Saudita ha rivelato anche altri provvedimenti che prenderà per mettere a posto i suoi conti, inclusi l’implementazione di un tetto al budget, una spending review e il training di 3,500 dipendenti pubblici per migliorare l’attività contabile del governo.
Il Paese spera di dare impulso alle entrate, introducendo una VAT (IVA) e altre tassazioni sui “beni di consumo dannosi”, come il tabacco e alcune  bevande soft.
Nonostante questi provvedimenti, il governo saudita ha dichiarato di aspettarsi, per il 2016, un deficit di bilancio assai simile a quello di quest’anno. E questa non è davvero una buona notizia, dal momento che gli osservatori esterni hanno già esortato l’Arabia Saudita a rimettere in fretta in ordine i conti.

Lo scorso ottobre, Standard & Poors ha già declassato il Paese e ha minacciato ulteriori declassamenti qualora la monarchia non riesca a recuperare il deficit; anche il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato recentemente che l’Arabia Saudita potrebbe rimanere a secco di risorse finanziarie nell’arco di cinque anni – e forse meno – se il prezzo del petrolio dovesse rimanere attorno ai 50 dollari al barile.
Sempre secondo l’FMI, infine, il Paese per poter riequilibrare il suo bilancio avrebbe bisogno di vendere il petrolio addirittura attorno ai 106 al barile, cifra molto lontana dalle previsioni del 2016. Il governo saudita, allora, dovrà prevedere altre manovre di spending review.

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