La Volatilità indica il grado di variazioni dei prezzi di uno strumento finanziario in un orizzonte temporale di riferimento (selezionato ovviamente dall’operatore). Più alto è il livello (o valore) della volatilità, maggiori saranno le oscillazioni del prezzo dello strumento in analisi. Ne consegue logicamente la possibilità di appropriarsi di una percentuale maggiore di profitti. C’è però da tener sempre ferma a mente una tra le relazioni base nel mondo dell’economia: la relazione rischio-rendimento, secondo la quale ad un livello di rendimento più alto corrisponde sempre un livello di rischio maggiore. Si ricorda al lettore che la misura più utilizzata per dare un valore numerico al rischio è la deviazione standard, che ovviamente va crescendo con il rapido innalzarsi del prezzo.

La volatilità deve essere sempre tenuta sotto controllo dal trader, questo per evitare di incorre in improvvisi balzi o cadute dei prezzi che potrebbero causare anche ingenti perdite (da non sottovalutare l’eventualità di un repentino picco che, nel caso in cui si verificasse su uno strumento sul quale l’investitore è “andato short”, genererebbe perdite impreviste anche gravi).

Nel mondo dell’Analisi Tecnica esistono diversi strumenti (tipicamente tutti indicatori separati) e combinazioni di questi per monitorare la volatilità di uno strumento. Andiamone a vedere alcuni nel dettaglio.

Average True Range (ATR) e True Range (TR)

Indicatore separato introdotto da Welles Wilder nel suo libro “New Concepts in Technical Trading Systems”. Dal momento della sua invenzione è stato sempre più utilizzato, sia da solo sia in combinazione con altri strumenti.

Il suo valore si alza drasticamente nel momento in cui il prezzo dello strumento affronta un calo repentino, mentre rimane su livelli più bassi in caso di trend rialzisti o fasi laterali.

L’ATR è una media (di default a 14 periodi) del True Range (TR). Quest’ultimo si calcola semplicemente scegliendo il maggiore tra i tre elementi sottostanti:

  • Distanza tra massimo e minimo di oggi (tipico di periodi caratterizzati da andamenti laterali),
  • Distanza tra chiusura di ieri e massimo di oggi (tipico per fasi rialziste),
  • Distanza tra chiusura di ieri e minimo di oggi (tipico di fasi ribassiste).

Chaikin Volatilità

Indicatore separato di default a 10 periodi che si ottiene calcolando la media mobile esponenziale della differenza tra il massimo ed il minimo del giorno e calcolando la variazione percentuale di questa. I parametri utilizzati sono i giorni considerati per calcolare la media ed il tasso di variazione.

Solitamente questo strumento oscilla intorno allo zero. Come classico tra gli indicatori di volatilità, alti valori indicano una maggiore variazione dei prezzi e bassi valori, di conseguenza, una minore volatilità.

Relative Volatility Index (RVI)

Sviluppato da Donald Dorsey, è identico all’RSI con l’unica differenza che misura la deviazione standard dei massimi e dei minimi in un periodo preimpostato. Di conseguenza è un oscillatore che si muove nel solito range compreso tra 0 e 100.

È molto spesso utilizzato in combinazione con medie mobili.

Il suo utilizzo dovrebbe seguire le sottostanti regole:

  • Compra quando RVI>50 (vendi con RVI<50)
  • Se manchi il primo segnale compra comunque quando RVI>60 (vendi per RVI<40)
  • Chiudi una posizione lunga (corta) con RVI<40 (>60).

Volatility Quality Index (VQI)

Ideato da Thomas Stridsman, è utilizzato per distinguere tra buona e cattiva volatilità in modo da identificare le migliori opportunità di investimento. Una buona volatilità è caratterizzata da un alto valore di questo indicatore, e viceversa.

Time and Money Volatility

Ideato da Stuart Belknap, è un indicatore di volatilità descritto nell’edizione di maggio 2003 dello Stock & Commodities. Purtroppo online non sono state trovate informazioni dettagliate a riguardo.

Oltre agli strumenti su esposti, esistono anche altri mezzi di misurazione della volatilità. Come già accennato nell’introduzione di quest’articolo, un’ulteriore misura è la deviazione standard. Quest’ultima è ad esempio calcolata (e moltiplicata per due per enfatizzarla) nelle Bande di Bollinger.

Aggiungiamo a piè di pagina un’immagine per illustrare visivamente alcuni tra gli indicatori su esposti applicati al grafico azionario della società tedesca Deutsche Post AG.

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About The Author

Laurea Specialistica in Business Management presso La Sapienza (tesi sperimentale trattante il confronto tra Analisi Tecnica e Fondamentale). Laurea Triennale in Economia, Finanza e Diritto per la Gestione d’Impresa con tesi riguardante un'analisi dei multipli di bilancio. Ha atteso un percorso extracurriculare di approfondimento nella Finanza Aziendale ed Internazionale (“Percorso d’Eccellenza”). Pratica Trading Online gestendo autonomamente i propri risparmi da diversi anni. Dopo aver abitato anche a Londra, attualmente vive a Bruxelles. Lettore appassionato e grande sportivo, ama viaggiare.

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