L’intraprendenza del governo italiano sembra trovare un ennesimo ostacolo nella Commissione Europea. Il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Dijsselbloem, ha dichiarato in una recente intervista di non vedere di buon occhio tutte le richieste di flessibilità dell’esecutivo Italiano: “L’Italia sta adottando molte riforme strutturali. L’attuale governo è ambizioso su questo fronte, ma al tempo stesso sta chiedendo molta flessibilità di bilancio (…) Flessibilità per investimenti, flessibilità per i rifugiati, flessibilità per le riforme, che si aggiungono l’una all’altra: credo che l’Italia sia l’unico paese che sta chiedendo tutte le forme possibili di flessibilità (…) La mia opinione è che la flessibilità dovrebbe essere usata come una eccezione, non come una regola. Per ragioni di credibilità”.

Parole che, alla luce della nomina a presidente di Ecofin dello stesso olandese, acquisiscono maggior peso e rilevanza. Sarà infatti l’Olanda ad assumere la guida dell’Unione per sei mesi dal primo gennaio prossimo.images dij

Ma Dijsselbloem non ha parlato solo di Italia. Il ministro delle Finanze olandese ha affrontato anche il problema della condivisione dei rischi bancari, affermando che prima di essere condivisi, i rischi sui depositi vadano ridotti : “Dobbiamo usare il periodo di transizione dell’unione bancaria, otto anni in tutto, per ridurre i rischi nei bilanci bancari (…) La lista è lunga: valutare il rischio delle obbligazioni pubbliche nei bilanci; definire un livello di leva finanziaria in Europa; immaginare un meccanismo di ristrutturazione del debito sovrano; armonizzare le legislazioni nazionali sui fallimenti, o sui crediti d’imposta
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L’ultimo argomento affrontato da Dijsselbloem é stato quello dello spazio Schengen e del problema immigrazione. La grande paura per il ministro olandese é quella della chiusura delle frontiere nazionali in mancanza di una politica internazionale unitaria : “Abbiamo in Europa un modello sociale molto forte. Per difenderlo dobbiamo proteggere le nostre frontiere esterne. Se non lo facciamo, subiremo l’arrivo di migliaia di persone alla ricerca degli stessi benefici di cui godiamo ora. Il rischio è di far esplodere il sistema. Stiamo affrontando una sfida enorme (…) Dobbiamo quindi iniziare a parlare della protezione dei confini esterni. Se non è possibile a 28, se non è possibile a livello di Schengen, forse dobbiamo farlo a livello di mini-Schengen.” Che sia un punto in comune con il nostro governo?

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Da sempre appassionato di economia, la studia con passione approfondendo gli aspetti legati ai mercati finanziari. Nella vita quotidiana pratica pallanuoto a livello agonistico e fa parte del gruppo scout con il quale partecipa attivamente alla realtà del territorio.

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