Qui c’è un traffico che farà veramente molto piacere agli automobilisti.

Non è un segreto come, quest’anno, una enorme sovrabbondanza di petrolio abbia causato la caduta globale dei prezzi del petrolio. L’immensa produzione dell’OPEC e quella record degli USA, si aggiunge alle ciclopiche riserve in giro per il mondo.

Ma, quello che è meno noto è il fatto che il problema del sovradimensionamento delle scorte è diventato così grave che i barili in attesa di essere scaricati finiscono ammassati al largo della costa americana del Golfo, perché non c’è un posto per il grezzo.

Secondo Clipper Data, che registra la quantità globale dei carichi di grezzo, il cosiddetto “deposito galleggiante” ha raggiunto, la scorsa settimana, il triplo del livello normale nella  quantità di greggio.

E’ un super ingorgo di barili”, ha dichiarato Matt Smith, direttore della ricerca sulle merci per Clipper Data.

Un mese fa Smith aveva notato una congestione di carichi al largo di Singapore e questo lo aveva allarmato poiché l’Asia assorbe un terzo della domanda globale di petrolio. E’ stato strano rendersi conto di quell’ingorgo… Le navi non avevano compratori.” Poi, Clipper Data scoprì un fenomeno simile al largo della Cina e persino nel Golfo Arabico. “Sembra proprio che ci sia più petrolio di quello che si può commerciare. Non hanno più dove metterlo”, dichiarò Smith.

Queste sono, senza dubbio, buone notizie per gli automobilisti americani. I prezzi medi nazionali della benzina sono scesi a 2.10 $ al gallone, 75 centesimi in meno dell’anno scorso. Sembra addirittura che, per la prima volta dopo il 2009, i prezzi potrebbero scivolare sotto i 2 $ al gallone entro Natale su tutto il territorio statunitense.

Anche i prezzi del petrolio stanno scendendo vertiginosamente. La sovrabbondanza di scorte “ferme” ha causato, la scorsa settimana, una rapida caduta del prezzo del greggio a 40 $ al barile, per la prima volta dalla fine di agosto. Nel coomplesso, in un anno e mezzo, il petrolio ha perso più del 60 % del suo valore, un crash epico che ha disorientato l’industria energetica.

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