Perché dare un nome inglese ad una riforma italiana? Non si tratta semplicemente di esterofilia, ma di messaggi: l’Italia vuole attrarre investimenti stranieri e per fare questo ha voluto lanciare un segnale chiaro e soprattutto “internazionale”.

Parliamo della legge 183/2014, meglio conosciuta appunto come Jobs Act, che ha riformato profondamente il mercato del lavoro con numerose ed ampie deleghe al governo.
Il suo iter parlamentare è stato lungo e travagliato: molti i voti di fiducia chiesti dal governo Renzi, così come molto discusso è stato tutto l’iter parlamentare.
L’approvazione finale è comunque arrivata in tempo per far partire già a gennaio 2015 le nuove regole: il Governo infatti in questo modo è riuscito ad inserire nel collegato alla legge di Stabilità le disposizioni che hanno permesso alle imprese di poter usufruire con il nuovo anno di sconti su nuove assunzioni con contratti a tutele crescenti e la detrazione del costo del lavoro dalla base imponibile Irap.
Il grosso della partita, comunque, si è giocato con l’attuazione delle cinque deleghe previste dalla legge delega e dalla regolamentazione poi stabilita nei vari decreti attuativi.
Sulla riforma, sin dalla sua presentazione, sono stati espressi giudizi contrastanti. Mentre l’esecutivo dichiarava ad esempio di voler superare la precarietà riformando i contratti di collaborazione (i “vecchi” Co.co.co) e abolirli a favore di formule stabili, i sindacati e le opposizioni in Parlamento gridavano allo scandalo perché la riforma, andando ad intaccare tutele importanti come ad esempio quella contenuta nell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, avrebbe creato più precarietà.  Giudizi e critiche a parte, questo è quello che il Jobs Act contiene.

Cinque deleghe legislative

La legge numero 183 del 10 dicembre 2014, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre, contiene cinque deleghe legislative:

  • ammortizzatori sociali
  • servizi per il lavoro
  • semplificazione
  • forme contrattuali e tutele.

1) Ammortizzatori sociali

Il grosso della riforma punta a riorganizzare e razionalizzare. Questa delega in particolare ha come principale fine quello di razionalizzare le forme di tutela esistenti, differenziando l’impiego degli strumenti di intervento in costanza di rapporto di lavoro come la Cassa Integrazione, da quelli previsti in caso di disoccupazione involontaria.
Il riordino della normativa ha quindi come scopo quello di prevedere un sistema di garanzia universale, valido per tutti i lavoratori, con uguali tutele legate al sistema contributivo e, dunque, razionalizzare anche tutta la normativa in materia d’integrazione salariale. Viene prevista in genere una semplificazione delle procedure burocratiche, vengono stanziate più risorse per i contratti di solidarietà ma viene esclusa la Cassa integrazione per cessazione definitiva dell’attività aziendale.

2) Servizi per il lavoro e le politiche attive

Anche qui la parola d’ordine è riordinare: in questo caso tutta la normativa sui servizi per il lavoro, al fine di garantire i servizi essenziali in materia di politiche attive del lavoro su tutto il territorio nazionale, razionalizzando gli incentivi all’assunzione e all’autoimpiego, inquadrandoli in un contesto giuridico unico che rimane come punto di riferimento anche per le varie norme regionali (e provinciali ove rimangono).
La delega istituisce per questo l’Agenzia nazionale per l’occupazione che ha competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e ASpl (Assicurazione sociale per l’impiego), prevedendo di conseguenza il riordino degli enti operanti. Vengono inoltre rafforzati i servizi per l’impiego, puntando a “far dialogare” servizi pubblici e privati. Le politiche attive per il lavoro saranno quindi monitorate e valutate e al contempo verranno previsti interventi di semplificazione amministrativa in materia appunto di lavoro e politiche attive.

3) Semplificazione

Obiettivo della delega è quello di diminuire il numero degli atti amministrativi riguardanti il rapporto di lavoro, razionalizzando le procedure per la costituzione e la gestione di questo.
Prevista ad esempio l’unificazione delle comunicazioni alla PA, l’obbligo di trasmissione di dati tra le diverse amministrazioni, l’abolizione della conservazione dei documenti cartacei e la riforma delle procedure legate al libretto formativo del cittadino. Viene rafforzato quindi il sistema di comunicazione per via telematica e rafforzata la lotta al lavoro sommerso.

4) Riordino delle forme contrattuali e attività ispettiva

Obiettivo dichiarato: favorire l’accesso al mondo del lavoro ma questa, molto più delle altre è la delega che ha fatto tanto discutere sindacati e opposizioni. Il testo prevede il riordino di tutti i contratti di lavoro adeguando la normativa alle esigenze occupazionali e produttive. La delega interviene anche sull’attività ispettiva e “chiede” la redazione di un testo organico di disciplina delle varie tipologie contrattuali, sfoltendo anche qualcosa.
Per le nuove assunzioni di contratto a tempo indeterminato viene previsto il contratto a tutele crescenti, in relazione all’anzianità di servizio, mentre in via sperimentale viene introdotto il compenso orario minimo.
Viene inoltre completamente rivista tutta la materia riguardante le mansioni: si introduce la possibilità di “demansionare” e controllare a distanza i lavoratori.
Previsto in oltre il rafforzamento dell’alternanza scuola/lavoro.

5) Tutela e conciliazione delle esigenze di cura, vita e lavoro

La riforma con questa delega punta a garantire un equilibrio tra i tempi di vita e quelli del lavoro: si prevede innanzitutto l’estensione del diritto alla prestazione di maternità alle lavoratrici anche con contratti parasubordinati, previste misure a sostegno della genitorialità e per agevolare l’uso di congedi parentali.
Viene introdotto un credito d’imposta per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori, disabili non autosufficienti e viene armonizzato il regime delle detrazioni per il coniuge a carico. Viene promosso il telelavoro e vengono inoltre incentivati gli accordi collettivi che mirano a facilitare la flessibilità dell’orario di lavoro e l’uso di premi di produttività; prevista inoltre la cessione di giorni di ferie tra lavoratori per seguire e curare figli minori in condizioni di salute particolari. Infine viene promossa l’integrazione dell’offerta di servizi per le cure parentali offerte da aziende e da enti bilaterali nel sistema pubblico privato. Introdotti inoltre congedi per donne inserite in percorsi di protezione.

I decreti attuativi

Otto i decreti attuativi (decreti legislativi) sinora approvati in attuazione del Jobs Act.

1) Nuovi ammortizzatori sociali

Il D.Lgs 22/2015 prevede che:
L’ASpI (assicurazione sociale per l’impiego) sia devoluta in caso di disoccupazione involontaria con disponibilità a ricercare un nuovo impiego per:

  • lavoratori dipendenti (anche apprendisti),
  • dipendenti pubblici a termine,
  • soci lavoratori di coop, personale artistico, teatrale e cinematografico con rapporto di lavoro subordinato,
  • che abbiamo almeno due anni di assicurazione e uno di contribuzione nel biennio precedente all’inizio della disoccupazione.

L’indennità sarà rapportata alla retribuzione degli ultimi due anni pari al 75% per un massimo di 1.192,98 euro.
La durata, per il 2015, sarà di 10 mesi per gli under 50, 12 tra 50 e 55 anni, 16 mesi per gli over 55. A regime, quindi dal 2016 sarà di 12 per gli under 55 e 18 mesi per gli over 55.

La mini ASpI sia devoluta a:

  • lavoratori dipendenti (anche apprendisti)
  • soci lavoratori di coop con rapporto di lavoro subordinato
  • che siano privi di lavoro e che abbiano almeno 13 settimane di contribuzione di attività lavorativa negli ultimi 12 mesi precedenti la disoccupazione.

L’indennità sarà sempre del 75% per un massimo di 1.1192 euro.

La NASpI sia devoluta a:

  • lavoratori dipendenti
  • dipendenti pubblici a termine
  • soci lavoratori di coop e personale artistico con rapporto di lavoro subordinato

che siano in stato di disoccupazione involontaria e abbiano almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti all’inizio del periodo di disoccupazione e 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti sempre al periodo di disoccupazione.

2) Contratto a tutele crescenti

Qui arrivano le dolenti note: viene infatti introdotta una nuova disciplina relativa alle conseguenze da licenziamento illegittimo, individuale e collettivo. Eliminata la possibilità di reintegrazione per i licenziamenti economici, mentre nel caso di quelli disciplinari, il lavoratore potrà essere reintegrato solo nel caso di insussistenza del fatto materiale dimostrata a giudizio.

Questa la casistica:

  • Licenziamento discriminatorio: reintegro e risarcimento del danno (min. 5 mensilità); il lavoratore può rinunciare al reintegro e chiedere un’indennità pari a 15 mensilità (opting out);
  • Licenziamento disciplinare: reintegro e risarcimento solo in caso di insussistenza della causa dimostrata direttamente in giudizio (il giudice non può più valutare la sproporzionalità del licenziamento);
  • Licenziamento economico: niente reintegro, solo indennità crescente con l’anzianità;
  • Licenziamento collettivo: reintegro e risarcimento del danno se intimato senza forma scritta. Il lavoratore può rinunciare e chiedere un’indennità pari a 15 mensilità. L’indennità in caso di violazione della procedura sindacale sarà crescente con l’anzianità.

3) Conciliazione tempi di cura, di vita e di lavoro

Il D.Lgs 80/2015 regolamenta la materia in tema di:

  • Congedo di maternità, in caso di parto anticipato, i giorni di maternità obbligatori anon goduti possono essere aggiunti alla nascita anche se si supera il limite di 5 mesi. In caso di ricovero del neonato si può chiedere la sospensione fino alla data di dimissioni (una sola volta per figlio). L’indennità di maternità viene estesa ai casi di risoluzione del rapporto di lavoro per colpa grave della lavoratrice, per le iscritte alla gestione separata Inps e anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del committente.
  • Congedo di paternità, riconosciuto in caso di morte, grave infermità della madre, abbandono o affidamento esclusivo del bambino; viene riconosciuto anche se la madre è lavoratrice autonoma. Per l’adozione internazionale, il congedo previsto per la madre per il periodo di permanenza all’estero può essere utilizzato dal padre anche se la madre non è una lavoratrice.
  • Congedo perentale: viene concesso su base oraria fino al dodicesimo anno di vita del bambino, il preavviso viene ridotto a 5 giorni per quello giornaliero e a 2 per quello orario.
  • Congedo vittime di violenza di genere: le dipendenti e le cocopro inserite in percorsi certificati di protezione relativi alla violenza di genere, possono astenersi dal lavoro per motivi legati allo stesso percorso, per un massimo di tre mesi senza alcuna decurtazione dalla busta paga.
  • Lavoro notturno: la madre lavoratrice affidataria o adottiva di un minore nei primi tre anni dall’ingresso di questo in famiglia non può essere obbligata a svolgere lavoro notturno. Stessa cosa per il lavoratore padre.

4) Contratti di lavoro e disciplina delle mansioni

Vengono raccolte in un unico testo le disposizioni contenute in diverse leggi per una semplificazione e per un chiarimento rispetto al contenuto di alcune disposizioni oggetto di dubbi interpretativi. Il testo raccoglie tutta la materia in tema di:

  • lavoro a tempo parziale
  • a tempo determinato
  • somministrazione di lavoro
  • lavoro a progetto
  • lavoro accessorio
  • lavoro intermittente
  • apprendistato.

5) Ammortizzatori sociali

Il D.Lgs 148/2015 razionalizza tutta la normativa in materia di cassa integrazione ordinaria e straordinaria, contratti di solidarietà e fondi di solidarietà bilaterali raccogliendola in un unico provvedimento e allo stesso tempo abrogando tutte le disposizioni frastagliate che regolamentavano la materia.

6) Attività ispettiva

Il D.Lgs 149/2015 contiene misure di coordinamento e l’istituzione di un’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, tramite l’integrazione in una unica struttura dei servizi ispettivi del Ministero del lavoro dell’Inps e dell’Inail.

7) Servizi per il lavoro e le politiche attive

Il D.Lgs. 150/2015 regolamenta ed individua i soggetti che costituiscono la rete dei servizi per le politiche del lavoro, affidandone il coordinamento allìAgenzia nazionale per le politiche del lavoro, definendo i principi comuni alle politiche attive e al riordino degli incentivi all’occupazione.

8) Semplificazioni in materia di lavoro e pari opportunità

Il testo del D.Lgs. 151/2015 contiene norme volte a razionalizzare e semplificare le procedure e gli adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese, alla revisione del regime delle sanzioni, all’inserimento mirato delle persone con disabilità, alla semplificazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nonché altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità.

About The Author

Giornalista professionista dal 1999, ha scritto per il primo quotidiano giuridico on line (DirittoeGiustizia.it, Giuffré editore), per il quale è stata cronista parlamentare. Si è occupata di lavori parlamentari e giustizia, quindi di comunicazione istituzionale lavorando alla Presidenza del Consiglio, Dipartimento per gli Affari regionali e al Dipartimento per i Rapporti col Parlamento. Ha collaborato con il gruppo Sole 24ore, ha lavorato per giornali on line e ha curato la comunicazione per associazioni forensi. Continua a fare attività come educatrice scout.

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